4ª COMPAGNIA FALCHI IL NOSTRO 2 LUGLIO 1993
di Roberto Magalini Sottotenente Della 4ª Cp. Falchi
Queste poche righe sono la ricostruzione di quello che abbiamo vissuto in quelle ore. Ci saranno sicuramente delle imprecisioni, più o meno volute, ma il tutto dovrebbe servire a rendere l'idea di quello che ci è accaduto. Soprattutto dovrebbe servire a far riflettere coloro che periodicamente cercano di gettare fango sulla Brigata Paracadutisti "Folgore".
Siamo da poco rientrati da una operazione che ci ha tenuto per diversi giorni a caposaldo sui Check-Point "Banca" e "Obelisco" (a seguito di un violento bombardamento Americano con AC-130). La Compagnia è divisa tra Belet-Uein (1º Plotone) e Mogadiscio (2º e 3º Plotone). Il giorno 1 Luglio, "Falco" (il comandante), di ritorno dal rapporto con il comando del Raggruppamento Alfa (Porto Vecchio) ci convoca come al solito. Il giorno successivo dobbiamo fornire un plotone rinforzato per contribuire alla cinturazione di una operazione di rastrellamento denominata "Canguro 11" nel quartiere di Heliwa.
Opereremo sotto il Comando della Compagnia Carri della Brigata Ariete. L'aliquota, composta da quattro 6614 e due VM-90, si disporrà lungo la via Imperiale e ogni mezzo, affiancato da un M60, costituirà dei posti di blocco in corrispondenza di incroci lungo la Via Imperiale (nella cartina da C.P.Ferro a C.P.Pasta), dopo aver scortato degli ACP con a bordo diverse decine di poliziotti somali che avrebbero dovuto partecipare alla cinturazione. Il plotone viene rinforzato con tutti gli Ufficiali e Sottufficiali disponibili, solo "Falco", suo malgrado, rimarrà in sala radio (non dispone dell'intera Compagnia).

Adunata della 4ª Cp. Falchi davanti alla camerata al porto vecchio di Mogadiscio.
La sera ogni equipaggio provvede alla preparazione del proprio mezzo: le 6614 sono equipaggiate con 12,7 in torretta con una cassetta di munizioni pronta e due di scorta all'interno, nell'apertura posteriore prenderà posto una MG sacchettata per dare più protezione al capo-arma e al servente. I VM, allo stesso modo vengono preparati per offrire un minimo di riparo agli occupanti. Tutto questo veniva fatto come prassi, dopo che, in qualche occasione, c'erano state delle sassaiole. Le dotazioni individuali erano quelle previste, 4 caricatori per SCP,e 4 SRCM, le MG furono dotate di due cassette di munizioni in più rispetto alla dotazione, imbarcammo anche una cassa di 5,56 su ogni blindo. Controllammo le radio e i caschetti-interfono delle 6614. "Falco" fece rapporto alla truppa. Tutti sapevano cosa saremo andati a fare. Non era la prima volta che partecipavamo ad un rastrellamento sia dall'esterno in cinturazione che all'interno effettuando le perquisizioni casa per casa. Perciò pensavamo di sapere anche quello che sarebbe successo all'interno del quartiere. La partenza dalla base era stata prevista per noi alle ore 4:30.
Come previsto, lasciammo il Raggruppamento Alfa che non era ancora giorno. Il Comando della Compagnia Carri ci ignorava, pertanto facemmo tutto ciò che ritenevamo opportuno per garantire la sicurezza all’interno della cinturazione. Fin da subito si percepiva un’insolita tensione tra i somali, anche tra i poliziotti (forse avevano capito prima di noi cosa stava per accadere). Il rastrellamento procedeva con difficoltà sempre maggiori: dapprima lo intuivamo dalle comunicazioni radio, poi cominciammo a sentire anche i primi spari, cosa che ci preoccupò non poco. Le difficoltà aumentavano a tal punto che, circa a metà operazione, il Generale Loi ordinò lo stop e il ripiegamento delle Compagnie impegnate nel rastrellamento.
Terminato il ripiegamento, ricevemmo l’ordine di:
1) Recuperare i poliziotti somali sulle loro postazioni (fino a “Pasta”).
2) Formare un’autocolonna e rientrare a Porto Vecchio.
Iniziammo il movimento da sud verso nord percorrendo la Via Imperiale, effettuando il recupero e scortando gli ACP fino a circa 300/400 metri da “Pasta”, dove trovammo il caos. C’erano centinaia di somali – ragazzini e donne – che inizialmente inveivano contro di noi, poi cominciarono con una fitta sassaiola. Poco più avanti la strada era bloccata (non vedevamo da cosa) e non potevamo proseguire. In breve, i poliziotti somali che avevamo recuperato scapparono: alcuni si tolsero la divisa e forse si mescolarono alla folla. Mi resi conto che tra i ragazzini e le donne erano comparsi anche molti uomini.
I mezzi erano rivolti verso nord, in direzione Balad. Da quella direzione vidi alzarsi del fumo nero: capii subito che i somali avevano dato fuoco a dei pneumatici. Via radio ebbi conferma che davanti a noi c’era una barricata. Nel frattempo ricevetti l’ordine di recuperare dei paracadutisti del 185º a “Pasta”. Feci presente che mi era impossibile, ma che sul posto era presente un’altra nostra 6614, con il Serg. Magg. I., che poteva effettuare il recupero.

Check Point "Banca" davanti all'Arco di Umberto di Savoia realizzato 1934.
La situazione si faceva sempre più critica. sul posto stavano arrivando molti altri mezzi tra cui i Blindo Centauro, gli M60 e alcuni VM-90 del 9º Reggimento. Sommando tutti i veicoli presenti, le manovre diventavano quasi impossibili.
Dei colpi alle nostre spalle attirarono l’attenzione dell’equipaggio: i somali stavano costruendo un’altra barricata dietro di noi. Sparai anch’io alcuni colpi per tenerli lontani dalla strada, ma con scarsi risultati. Ebbi l’ordine di rientrare a Porto Vecchio. Ero alla guida della 6614 (non avendo conduttori esperti avevo deciso di guidare personalmente la mia blindo, per fortuna) e provai a fare inversione per uscire da quella che ormai sembrava una trappola per topi.
Durante la manovra vidi il capocarro della Centauro accanto essere colpito: si accasciò sulla torretta con un grido sordo, ma che comunque attira la mia attenzione. È allora, che mi accorgo che siamo sotto il fuoco, ... ma di chi? Sul momento non lo capisco, perciò l'equipaggio viene allertato a 360°. Terminata l'inversione mi trovo con: a sinistra molti mezzi tra cui un Centauro (forse ancora quello con il ferito) che ci copre da quel lato; dietro altri mezzi, (alcuni VM si riparano con la nostra blindo); a destra a circa 20 m c'è un muro che corre lungo la Via Imperiale e delimita l'area dell'ex-pastificio, i silos sono a circa 300 m; di fronte abbiamo la situazione più critica: la strada è completamente invasa dai somali che hanno quasi completamente chiuso il passaggio con detriti, carcasse di auto, copertoni incendiati, ecc. e costantemente ci bersagliano di sassi e non solo. Alle spalle dei ragazzini e delle donne ci sono uomini armati che ci sparano. Fino a quel momento ho tenuto a freno il mitragliere alla 12,7, ma vista la situazione gli dico di fare fuoco, per il momento al di sopra delle teste e gli dà (via interfono) come riferimento il primo piano di una casa. La Browning ebbe un buon effetto tanto è vero che il grosso della folla momentaneamente si ritira, lasciando alcuni uomini armati allo scoperto o quasi. Vado a segno.

Disegno di Stefano Massaro al Check Point Banca, a sx Ten. Roberto Magalini a dx Villani Ghigo.
L'equipaggio della mia blindo 6614 Ripetiamo l'operazione per alcune volte alternando con del fuoco di saturazione sul lato destro del mezzo che è quello più vulnerabile, in questo modo riusciamo a far tenere la testa bassa a dei somali che sono al di là del muro e che ogni tanto fanno fuoco sulla colonna dei mezzi. I miei ragazzi hanno capito al volo. La pressione sul davanti pian piano diminuisce quindi decido di tentare di forzare la barricata che nella parte destra, vicino al muro, presenta un varco che sembra sufficientemente largo per passare senza danneggiare i pneumatici. Un VM-90 del 9º Rgt. mi segue. L'equipaggio continua a fare fuoco con le stesse modalità, io con una mano tengo il volante della blindo, con l'altra mano, mentre mi avvicino alla barricata, scarico quasi un caricatore di calibro 9 su alcuni somali che, non so in che modo, cercano di impedirci il passaggio. Il varco tra i detriti che compongono la barricata è stretto, ma riesco comunque a passare urtando con la fiancata sinistra una carcassa di auto.

Natalino Paccagnella il “gigante buono” della 4ª Compagnia “Falchi”, 2° Battaglione, 187° Reggimento Paracadutisti Folgore dello scaglione 8/92. recentemente scomparso. Sceso ai primi di maggio, schierato a Belet Weyne per operazioni di controllo del territorio. Trasferito a Mogadiscio il 2 luglio. Rientrato a fine settembre.
Superato l'ostacolo ci supera il VM che mi aveva seguito e quasi contemporaneamente cessa il volume di fuoco intenso che c'è stato fino a poco prima. C'è un attimo di calma, e subito un colpo fortissimo all'interno del mezzo: a uno dei miei paracadutisti è partito un colpo. A parte la momentanea sordità ed un sapore di polvere da sparo in bocca fortunatamente non ci sono conseguenze, evidentemente il proietto è uscito dal vano posteriore aperto. Non ebbi neanche il tempo per cazziare il paracadutista, ma penso che il mio sguardo sia stato abbastanza eloquente. Mi rimetto il caschetto che ho dovuto togliere per avere una migliore percezione dei rumori e riesco a comunicare con gli altri mezzi della Compagnia, un VM è già fuori dall'area dell'imboscata, un VM e tre 6614 invece sono ancora dentro. A circa 300 m dalla barricata trovo il VM che era riuscito a disimpegnarsi prima di noi.
Dalle comunicazioni radio capisco che la situazione al Check-Point "Pasta" è difficile, dove stava operando la 15ª Cp., sembra che ci siano anche dei feriti. In fase di pianificazione mi ero appuntato la frequenza della componente aerea (un A-129 Mangusta) anche se non era previsto a livello di plotone. Mi chiedevo come mai se c'erano problemi il Mangusta se ne stava tranquillo ad una quota dalla quale non poteva certo intervenire, allora, impostata la frequenza sulla radio di bordo, chiamai:
"Toro da Falco 2, passo"
"Avanti Falco 2 qui Toro, passo"
"Interrogativo se sei a conoscenza del fatto che a Pasta è in corso uno scontro a fuoco, passo"
"Negativo Falco 2 non ci risulta, passo"
"Toro, dalle trasmissioni radio sulla maglia di Alfa risulta che sia in corso uno scontro a fuoco con codice Rosso. Puoi verificare, interrogativo, passo"
"Affermativo Falco 2, passo"
"Toro da Falco 2, chiudo". La cosa mi lasciò perplesso!
Dopo circa 15 minuti tutti i mezzi della 4ª Cp. erano fuori dall'area e così rientrammo al Porto Vecchio. Cominciava la fase più dolorosa dell'Operazione Canguro 11. Le tende della 4ª Cp. erano montate a due passi dall'infermeria, perciò ci siamo subito resi conto che erano già arrivati dei feriti e ne continuavano ad arrivare tanto che la piccola infermeria non aveva letti per tutti, dovemmo quindi mettere a disposizione le nostre brande...
Nel frattempo reintegrammo le dotazioni individuali e di bordo (mi resi conto che se fossimo stati impegnati più a lungo i 4 serbatoi di 5,56 non sarebbero stati sufficienti) e controllammo i mezzi, a parte qualche foro non c'erano problemi. Eravamo pronti per uscire di nuovo. Le notizie che arrivavano erano sempre più allarmanti. Rientrarono alla meglio anche altri veicoli che però al momento non potevano essere riutilizzabili.
C'era un costante afflusso di mezzi, il piazzale principale di Porto Vecchio era ormai quasi pieno, quando arrivarono dei VCC (quelli della 15ª Cp.) con a bordo altri feriti, alcuni dei quali furono trasferiti subito all'Ospedale Americano dove vennero dirottati i casi più gravi.
Purtroppo per tre di questi la corsa fu inutile:
Il Sottotenente Millevoi dei Lanceri di Montebello
Il Sergente Maggiore Incursore Paolicchi del 9º Rgt.
Il Paracadutista Baccaro della 15ª Cp. del 186º Rgt.
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4ª Cp. Falchi
Il Sottotenente della 4ª Cp. nel 1993
Roberto Magalini Ha prestato servizio come Sottotenente e Comandante di Plotone all'interno del 187° Reggimento, precisamente nella 4ª Compagnia Assalto "Falchi" dellla Brigata Paracadutisti "Folgore".
Nel 1993 ha preso parte alle operazioni di peacekeeping a Mogadiscio, in Somalia, durante l'operazione UNOSOM II (o Missione Ibis II) coordinata dalle Nazioni Unite. In particolare, il 2 luglio 1993, ha partecipato alla battaglia del pastificio a Mogadiscio, durante la quale è stato coinvolto in un'imboscata tesa da miliziani somali. Nonostante le difficoltà e i pericoli, ha contribuito a garantire la sicurezza dei suoi uomini e a gestire la situazione critica.
Ricevendo un elogio ufficiale per le attività svolte dal comando del raggruppamento nei difficili contesti del teatro somalo.
Attualmente
È un professionista italiano operante nel settore della gestione del rischio e della sicurezza internazionale. Dopo aver prestato servizio come ufficiale nella Brigata Paracadutisti "Folgore", ha intrapreso una carriera nel settore della sicurezza, specializzandosi in analisi del rischio, gestione delle crisi e sicurezza internazionale.
Al momento, è coinvolto in attività di consulenza e formazione per organizzazioni pubbliche e private, contribuendo a migliorare la sicurezza e la gestione del rischio in contesti complessi a livello globale.
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