SOMALIA 1993: RICORDI DI UN PARACADUTISTA DELLA FOLGORE IL CUORE DEL BATTAGLIONE LOGISTICO TRA SABBIA, ONORE E UMANITÀ
del Ten. Col. Ferdinando Guarnieri
Questo spazio vive grazie ai ricordi, alle emozioni e alle testimonianze di chi ha fatto parte, in ogni tempo, del Battaglione Logistico Paracadutisti "Folgore". Riaprire l’album dei ricordi dopo più di trent’anni ha il sapore della polvere e dell’orgoglio. Mi ha indotto a condividere alcune foto di quel periodo la richiesta di corredarle con una memoria scritta. Ed eccomi qui, a tentare di racchiudere in poche righe emozioni indelebili che porto nel cuore.
L’INIZIO DELLA MISSIONE E IL DOVERE OLTRE L'UFFICIO
Correva – o meglio, volava – l’anno 1993. All’epoca ero Maggiore e ricoprivo l’incarico di Capo Sezione TRAMAT dell’Ufficio Logistico del Comando Brigata Paracadutisti Folgore. Il 17 marzo di quell’anno fui inviato, per conto dell’ONU, a prestare servizio con lo stesso incarico presso il Comando ITALFOR IBIS 2 in Somalia, nell'ambito dell'operazione Restore Hope.
Un incarico da “topo d’ufficio”, apparentemente, ma in realtà un’esperienza profonda e formativa, preludio di un legame indissolubile con il Battaglione Logistico “Folgore”, che avrei poi avuto l’onore di comandare qualche anno dopo.
Il Battaglione era già schierato a Balad, circa 40 km a nord-ovest di Mogadiscio, dove assicurava il supporto logistico alla Brigata Folgore, attività umanitarie per la popolazione locale e persino assistenza e sostegno tecnico ai contingenti di altre nazioni – tra cui Stati Uniti, Corea e Pakistan.
Era la mia prima missione fuori area. Lasciai la mia famiglia – mia moglie, 38 anni, e due figli adolescenti – tra lacrime e orgoglio. Ma il dovere chiama. E così, con nel cuore la formula del giuramento prestato anni prima (“adempiere con disciplina ed onore tutti i doveri del mio stato per la difesa della Patria e la salvaguardia delle libere istituzioni”), preparai lo zaino. Mia moglie volle infilare nel mio bagaglio una busta dei miei biscotti preferiti. Un piccolo gesto d’amore che avrebbe avuto, settimane dopo, un curioso epilogo.

Somalia 1993: un mezzo militare AR/76 affianca un camion locale stracarico di paglia lungo le strade di Balad.
L'IMPATTO CON LA REALTÀ SOMALA
Appena atterrato a Mogadiscio, mi colpì subito quel caldo soffocante, come se un gigantesco phon soffiasse aria bollente e sabbia direttamente sul portellone dell’aereo. Il viaggio in AR/76 verso l’ex ambasciata italiana mi mostrò un mondo sconvolto: miseria, distruzione, e un odore penetrante di morte, accentuato da un dromedario in decomposizione lungo la strada.
Durante i mesi a Balad, osservai una realtà che avrebbe cambiato per sempre il mio modo di vedere la vita e l’Italia. Vidi abitazioni costruite con rami e paglia; ibis bianchi dal becco nero solcare i cieli del deserto; carcasse di auto e aerei abbandonati; camion stracarichi di paglia guidati da uomini scalzi.
Eppure, in quel contesto di desolazione, c’erano anche la dignità e la bellezza: le donne somale, eleganti anche nella povertà, percorrevano chilometri con un’anfora d’acqua sul capo; bambini bellissimi correvano sorridenti verso i nostri mezzi, raccogliendo con le mani gli spaghetti che offrivamo loro con affetto.
L'ORFANOTROFIO E IL TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA A "IL GIORNALE"
Fu proprio la visita all’orfanotrofio “Guglielmo Marconi” di Balad a spingermi a rompere il silenzio. Lì i piccoli ci accolsero agitando bandierine italiane. Un'immagine toccante che contrastava violentemente con le condizioni della struttura. Profondamente colpito, decisi di scrivere una lettera al quotidiano Il Giornale per sensibilizzare l'opinione pubblica. Di seguito viene riportato il testo integrale di quel messaggio inviato dal fronte:
Partecipiamo tutti all'operazione Ibis
Caro direttore, sono un ufficiale della Brigata paracadutisti «Folgore» impegnato nell'operazione «Ibis» in Somalia. Con un gruppo di colleghi, sono andato a fare una ricognizione nell'orfanotrofio «Guglielmo Marconi» di Balad, a 38 km circa da Mogadiscio, per valutare le possibilità di intervento della Brigata.
Che tristezza, che commozione! Sono a tutti note le condizioni di vita di questo popolo, ma è toccante vedere questi orfani in tuguri, con tetti pericolanti, sporchi, privi di qualsiasi servizio igienico, seduti a terra in attesa di un pasto caldo: una brodaglia in ebollizione in un grosso e sporco calderone, poggiato su due pietre in un cortile (il pasto viene consumato in bottigliette di plastica tagliate a metà...!).
Che effetto vedere queste creature con magliette lacere e ciabatte consunte, guardarti negli occhi e mostrarti un cartello con la bandiera italiana e con la scritta «Grazie Italia». Sono gli occhi di questi bambini che mi hanno colpito profondamente.
Direttore, non le chiedo la solita sottoscrizione di fondi a favore di questo popolo. Le chiedo, attraverso le pagine del suo autorevole quotidiano, di voler sensibilizzare tutti i suoi lettori ad una raccolta di generi di prima necessità, dei quali il popolo italiano può fare a meno, ma che per i somali può costituire un bene prezioso.
Magliette, camicie, pantaloni, abiti dismessi, ciabatte, tazze, e poi ancora, per ricostruire la città e rimuovere i cumuli di immondizia e macerie che in ogni angolo esistono: pale, carriole, picconi, ecc.
Qui manca tutto! Per le strade «viaggiano» automezzi tenuti insieme dalle stesse braccia degli occupanti. Le «nostre» autovetture ancora marcianti ma da rottamare, perché di non conveniente riparazione, potrebbero essere riutilizzate da questo popolo, in questa fase di transizione, o essere utilizzate dalla costituente polizia che non ha né mezzi, né materiali per poter avviare, con un minimo di credibilità, l'attività.
Le ripeto, non è necessario materiale nuovo, ma tutto ciò che noi solitamente buttiamo perché superato, può essere da loro utilizzato con profitto.
Qualche containers di materiale, a raccolta avvenuta, potrebbe essere imbarcato sulle motonavi che periodicamente, salpando dal porto di Livorno, riforniscono il contingente. Le motonavi sono affittate dal Ministero della Difesa per la specifica esigenza e non credo avrà difficoltà ad autorizzarne il trasporto.
È inutile dirle che su appello del nostro comandante, gen. Bruno Loi, le famiglie di tutti i paracadutisti della Brigata hanno già avviato una massiccia raccolta di materiale che sta affluendo da Livorno.
Nel rivolgere questo appello a tutti gli animi sensibili, mi consenta di ringraziare tutte le mamme di questi nostri splendidi paracadutisti che con il loro sofferto silenzio ci hanno permesso di dedicarci pienamente alla missione ed ai numerosi problemi operativi e logistici, impiegando senza riserve ragazzi sani e concreti che, le assicuro, usciranno da questa esperienza gratificati ed in grado di poter apprezzare, in futuro, di più e meglio gli splendori e l'opulenza di questa nostra magnifica Italia.
Il modo più rapido per mandarci materiale è spedirlo a:
Comando Brigata Folgore - Operazione Ibis
Viale Marconi 20, 57100 Livorno
Ten. Col. F. Guarnieri (Balad, Somalia)
La pubblicazione di questo appello scatenò un’immensa ondata di solidarietà in tutta Italia. Le famiglie e le mogli dei paracadutisti si mobilitarono immediatamente, coordinate con straordinaria dedizione dalla moglie del Generale Bruno Loi. Tonnellate di aiuti cominciarono ad affluire a Livorno, dimostrando sul campo la grandezza del cuore italiano.
UN INSOLITO COMPAGNO DI STANZA E IL VALORE DEL RICORDO
La vita al campo era fatta di turni rigidi, sabbia e prevenzione sanitaria con la clorochina, ma non mancavano i momenti di ironica quotidianità. Verso la fine della missione, notai che i biscotti che mia moglie mi aveva dato per il viaggio stavano misteriosamente scomparendo. Ogni sera ne trovavo sempre di meno, ridotti in briciole.
Svelai il mistero solo qualche tempo dopo: ogni notte, un piccolo topo si infilava furtivamente nella confezione lasciata sul mio improvvisato comodino. Diventò, a sua insaputa, il compagno fisso della mia "razione dolce" serale, un diversivo che strappava un sorriso nella durezza della quotidianità operativa.
Tra il caldo soffocante, la nostalgia di casa e le insidie del territorio, quell’esperienza mi ha lasciato soprattutto un profondo senso di orgoglio e gratitudine. Orgoglio per essere parte della Folgore, per avant servito l’Italia tra la polvere d’Africa e per aver visto che, anche in mezzo al dolore più profondo, l’umanità riesce sempre a resistere.
Come recita il motto che da sempre accompagna la nostra grande famiglia paracadutista:
“Diam l’ALI alla Vittoria. Sempre, comunque e dovunque.”

Balad, Somalia 1993 – Scene di vita quotidiana e trasporti di fortuna durante la missione.
VENT'ANNI DI STORIA, DEDIZIONE E SUCCESSI OPERATIVI NELL'OPERA DEL TENENTE COLONNELLO FERDINANDO GUARNIERI
Il libro intitolato "Il Battaglione logistico paracadutisti 'Folgore': 20 anni di storia, dedizione e successi operativi", ideato e curato dall'allora Tenente Colonnello Ferdinando Guarnieri, rappresenta una delle testimonianze documentali più preziose per comprendere l'evoluzione e l'efficienza della logistica militare aviotrasportata italiana.
Pubblicato originariamente nel settembre 1997, proprio in concomitanza con la fine del mandato di comando del Generale Guarnieri, il volume nasce dall'esigenza profonda di fissare nella memoria collettiva vent'anni di durissimo, ma silenzioso, lavoro quotidiano svolto dagli uomini del reparto.
LA GENESI DEL PROGETTO: DALLE "MEMORIE STORICHE" ALLA CARTA STAMPATA
Il progetto editoriale ha preso forma negli ultimi mesi di comando di Guarnieri. Attingendo direttamente ai faldoni riservati delle "Memorie Storiche" del Battaglione, l'autore e i suoi più stretti collaboratori hanno estratto dati, date e cronache operative per trasformarli in un racconto organico.
L'opera non è stata concepita come una semplice cronistoria burocratica, bensì come un omaggio corale dedicato a tutti gli Ufficiali, Sottufficiali, Volontari, Paracadutisti e al Personale Civile che hanno permesso la crescita esponenziale del reparto dalla sua fondazione nel 1975 fino alla soglia del nuovo millennio.
I Contenuti Chiave: Calamità Nazionali e Teatri Esteri Il libro mappa dettagliatamente i compiti e l'impiego del reparto, dividendo la narrazione in sezioni tematiche di grande impatto storiografico:
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Soccorso alla Popolazione Civile: Viene analizzato il supporto logistico fondamentale fornito in occasione delle grandi pubbliche calamità sul territorio italiano, dove la tempestività e la mobilità dei paracadutisti hanno salvato vite e ripristinato i servizi essenziali.
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I Primi Interventi Fuori Area: Il testo si concentra sui primi storici rischieramenti internazionali dell'Esercito Italiano nel dopoguerra, partendo dalla missione in Libano (1982-1984) fino alla drammatica e complessa Operazione Ibis in Somalia (1992-1994).
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La Svolta dei Balcani (Joint Endeavour): Ampio spazio è dedicato alle complesse attività operative svolte tra il 1996 e il 1997 in Bosnia ed Erzegovina. Questa specifica operazione, condotta in condizioni ambientali e di sicurezza durissime sotto la guida diretta di Guarnieri, portò la Bandiera di Guerra del Battaglione a essere insignita della Croce di Bronzo al Merito dell'Esercito.

Somalia 1993 – Un C-130 Hercules in fase di atterraggio sulla pista desertica durante la missione della Folgore.
IL SACRIFICIO DIMENTICATO: IL PARACADUTISTA GIOVANNI STRAMBELLI E LA MISSIONE IBIS
Nella memoria collettiva, la missione italiana Ibis in Somalia evoca immediatamente gli epici e drammatici scontri della Battaglia del Pastificio, i nomi degli ufficiali caduti in combattimento e i volti del Generale Loi. Esiste, tuttavia, una pagina altrettanto dolorosa e silenziosa che riguarda i giovani soldati di leva che scelsero volontariamente di servire la Patria oltreoceano, affrontando i pericoli invisibili di una terra devastata dalla guerra civile. Tra questi ragazzi vi era il paracadutista Giovanni Strambelli, effettivo al Battaglione Logistico della Brigata Paracadutisti "Folgore".
Nato a Bari il 14 luglio 1973, Giovanni Strambelli era un giovane diciannovenne come tanti nell'Italia dei primi anni Novanta. Chiamato a svolgere il servizio militare di leva obbligatorio, decise di non tirarsi indietro di fronte alla richiesta di uomini per la missione umanitaria delle Nazioni Unite (UNOSOM - Operazione Ibis 1).
Ottenuto il trasferimento nei ranghi della Folgore, si offrì prontamente volontario per il rischieramento all'estero. Venne inquadrato nel contingente schierato a Balad, a nord-ovest di Mogadiscio, all'interno del dispositivo logistico incaricato di garantire non solo il sostentamento della Brigata, ma anche la protezione delle scorte alimentari e l'assistenza alla popolazione locale.
Durante i mesi di permanenza in teatro operativo, Strambelli si distinse per uno spiccato senso del dovere, professionalità e un radicato spirito di sacrificio. Nonostante il suo ruolo principale fosse legato al supporto logistico, si offriva costantemente volontario per le mansioni più rischiose sul terreno, prendendo parte attiva alle numerose operazioni di rastrellamento condotte per la ricerca e la confisca delle armi in mano alle fazioni locali, oltre a garantire la scorta armata ai convogli umanitari diretti nell'entroterra somalo. Il suo operato in un contesto ambientale caratterizzato dalla subdola e continua minaccia di cecchini, banditi e miliziani gli valse l'ammirazione incondizionata dei propri commilitoni e la stima dei superiori.
La tragedia si consumò il 27 aprile 1993 a Balad, sede del comando Italpar. Giovanni si trovava in servizio di guardia armata a protezione di un obiettivo logistico e strategico di vitale importanza: il ponte radio denominato "Topo", l'infrastruttura fondamentale che assicurava i collegamenti radio e le comunicazioni tra il contingente al fronte e la madrepatria.
Durante il turno di vigilanza, un drammatico incidente spezzò la sua giovane vita: un colpo d'arma da fuoco partì accidentalmente dal fucile in dotazione a un commilitone, anch'esso in servizio di guardia. Il proiettile colpì Strambelli in modo gravissimo alla zona lombo-sacrale. Trasportato d'urgenza in elicottero presso l'ospedale da campo di Johar per un delicato intervento chirurgico, il giovane paracadutista lottò per giorni tra la vita e la morte. Successivamente rimpatriato d'urgenza in Italia, si spense il 13 maggio 1993 presso l'Ospedale Militare del Celio a Roma, a pochissimi mesi dal suo ventesimo compleanno.
Per l'esemplare comportamento tenuto in servizio, il coraggio dimostrato nelle operazioni e il supremo sacrificio offerto, il 21 febbraio 1995 il Presidente della Repubblica ha conferito a Giovanni Strambelli la Medaglia d'Oro al Valore dell'Esercito "Alla Memoria". Il testo della motivazione ufficiale ne custodisce l'eredità spirituale:
«Chiaro esempio di soldato che ha dato lustro all'Esercito italiano, facendogli riscuotere unanime ammirazione dalle Forze Armate Internazionali impiegate in Somalia».
Il ricordo di Giovanni Strambelli continua a vivere oggi tra le pagine del portale storico del Battaglione Logistico Folgore e nei cuori dei paracadutisti, a testimonianza di come l'onore militare si misuri non solo nelle grandi battaglie campali, ma anche nel silenzioso e fedele adempimento del proprio dovere quotidiano in prima linea.
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Ferdinando Guarnieri
Biografia
Il Brigadier Generale Ferdinando Guarnieri è nato a Napoli il 14 marzo 1950 e ha legato indissolubilmente il proprio nome alla storia della logistica militare italiana e alla Brigata Paracadutisti Folgore. Il suo percorso nell'Esercito Italiano inizia nel gennaio del 1971 con la frequenza del sessantaduesimo corso per Allievi Ufficiali di Complemento a Lecce, culminato nell'ottobre dello stesso anno con la nomina a Sottotenente. Dimostrando fin da subito una spiccata attitudine alla vita militare, vince il concorso per il passaggio in Servizio Permanente Effettivo ed entra nei ranghi ufficiali nel 1973. Nei primi anni di carriera riceve la Medaglia Militare di Bronzo al merito di lungo comando nel 1984 ed un primo Elogio dal Capo di Stato Maggiore della Brigata Paracadutisti Folgore nel 1991 quale Capo Sezione TRAMAT, seguito dalla concessione della Croce d'Oro per anzianità di servizio nel 1992 e della Medaglia al Merito d'Argento di lunga attività di paracadutismo nel 1994.
La sua formazione specialistica si consolida attraverso la frequenza di prestigiosi corsi presso la Scuola di Fanteria di Cesano, la Scuola di Guerra di Civitavecchia e la Scuola TRAMAT di Roma. Al contempo, Guarnieri si specializza nella dimensione aviotrasportata presso la Scuola Militare di Paracadutismo di Pisa, dove consegue le qualifiche fondamentali di Comandante di Pattuglia Guida e di Direttore di Lanzio, un bagaglio tecnico che si rivelerà decisivo per i suoi successivi undici anni di servizio continuativo all'interno del comparto logistico della Folgore. Lungo questo tragitto riceve nel 1998 anche la prestigiosa onorificenza Mauriziana al merito di dieci lustri di carriera militare.
Nel corso della sua carriera Guarnieri alterna ruoli di staff a prestigiosi incarichi di comando in contesti operativi ad altissima intensità. Nel 1993, con il grado di Maggiore, partecipa alla delicata missione Ibis in Somalia coprendo il ruolo di Capo Sezione Trasporti e Materiali a Balad. Questo eccezionale impegno sul campo gli vale un ulteriore Elogio ufficiale e la concessione della Croce Commemorativa per la partecipazione alle operazioni in Somalia nel 1994. Pochi anni dopo, tra il 1995 e il 1997, riceve l'onore di assumere il comando del Battaglione Logistico Paracadutisti Folgore, guidando gli uomini del reparto nei Balcani durante l'operazione Joint Endeavour in Bosnia Erzegovina, un impegno militare e umanitario che varrà alla Bandiera di Guerra del reparto la Croce di... e a lui personalmente la Croce Commemorativa per il mantenimento della pace in Bosnia nel 1997.
Le sfide internazionali proseguono nei primi anni duemila quando viene rischierato nei Balcani come Comandante del Centro Logistico Folgore della Brigata Multinazionale Nord in Bosnia Erzegovina, merito che gli vale la concessione della prestigiosa Croce d'Argento al Merito dell'Esercito conferita dal Ministro della Difesa nel giugno del 2000. Nello stesso anno, per l'esemplare condotta dimostrata lungo l'arco della carriera, gli viene conferita l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Successivamente, nel 2003, viene inviato nel teatro operativo iracheno durante le prime fasi dell'operazione Antica Babilonia, dove assume la guida del Gruppo Supporto di Aderenza della Task Force El Alamein a Nasiriyah, ricevendo poi la relativa Croce Commemorativa per le operazioni di pace in Iraq nel 2004. Nel settembre del 2004 viene trasferito a Roma presso l'Ispettorato Logistico dell'Esercito nel Nucleo Ispettivo Centrale, mettendo la sua vasta esperienza a disposizione dei vertici della forza armata.
Il culmine della sua lunga e stimata carriera giunge il 13 marzo 2011 con la promozione al grado di Brigadier Generale, prima del definitivo collocamento in ausiliaria e del successivo passaggio nella riserva avvenuto nel 2015. Decorato individualmente con la prestigiosa Medaglia di Bronzo al Valore dell'Esercito, il Generale Guarnieri è sempre rimasto un punto di riferimento fondamentale per la memoria storica del suo reparto, avendo promosso già nel 1997 la stesura del volume commemorativo per il ventennale del Battaglione e continuando a sostenere con immutata dedizione la comunità dei paracadutisti italiani.
Btg. Logistico Art
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